Chem China e Pirelli: perdita o opportunità?

Chem China e Pirelli: perdita o opportunità?

E’ notizia di qualche mese fa che gli azionisti Pirelli hanno approvato una serie di misure in occasione della riunione del 15 febbraio relativamente alla fusione tra la China National Chemical Corp. (ChemChina) e l’azienda milanese, prendendo decisioni che hanno portato le due aziende a fare un passo in più verso la realizzazione di questo obiettivo.

Tra le misure approvate c’è stata la conferma dei dirigenti ChemChina: Ren Jianxin, Bai Xinping, Ze’ev Goldberg, Yang Xingqiang, Tao Haisu, Wang Dan e Zhang Junfang come amministratori della nuova società.
Ren Jianxin, 58 anni, è il presidente di ChemChina dal dicembre 2014 ed è stato deciso, lo scorso ottobre 2015, che sarebbe dovuto diventare anche presidente Pirelli.

Marco Tronchetti Provera, 66 anni, presidente dell’azienda milanese dal 1992 e fino al 2015, continuerà ad essere il presidente esecutivo e amministratore delegato.

Sempre in quell’occasione, l’assemblea ha anche approvato il progetto di fusione che porta la Marco Polo Industrial Holding S.p.A. – l’azienda attraverso cui ChemChina ha supervisionato la fusione – ad essere incorporata in Pirelli stessa.

Altre misure approvate sono state la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in circolazione in azioni di classe speciale di nuova emissione, senza diritto di voto, e in una serie di azioni non quotate.

Analizziamo ora la mossa da un punto industriale: l’imprenditore Tronchetti Provera ha fatto bene a prendere questa decisione o no? Essendo lui l’unico artefice della scelta, su di lui vanno meriti o demeriti?

Considerando che Pirelli, nel corso degli anni, anche a causa di una situazione italiana che non favorisce l’imprenditorialità, ha avuto dei problemi a crescere così tanto come altri concorrenti europei e non, molti pensano che alla fine sia stata una scelta sensata. Meglio vendere ad un’azienda cinese come Chem China, che si occupa di altro e che con questa acquisizione può espandere il suo business, avendo tutto l’interesse a mantenere il marchio (che, tra l’altro, è famoso perché è fornitore unico degli pneumatici per le macchine di Formula 1 e perché è sulle maglie dell’Inter, squadra molto amata in oriente), che lasciare comprare l’impresa ad aziende concorrenti che avrebbero potuto far scomparire il brand. Quello si che sarebbe stato un peccato.

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